Difendere il Patrimonio dell’Umanità in una Cooperazione Internazionale tecnologicamente avanzata al TECHNOLOGY for ALL 2016

 

Il patrimonio culturale mondiale ha subito recentemente forti attacchi da parte di gruppi terroristici estremisti come quello dei Daesh in Siria e Iraq, ma anche in Afghanistan e in molti altri luoghi. In questa sessione saranno portate all'attenzione del pubblico, sia le tecnologie per la conservazione e documentazione digitale, sia l'esperienza e la testimonianza di chi, nell’ambito della necessaria Cooperazione Internazionale, ha o ha avuto un ruolo operativo su questo fronte. 

Molti anni sono passati da quando per la prima volta nel mondo si prese coscienza della necessità di proteggere i siti culturali quando la diga di Assuan in Egitto minacciò i templi di Abu Simbel. In quell’epoca l’Unesco lanciò la petizione internazionale per salvare questi templi e l’Italia in prima linea con la Cooperazione Tecnica e le imprese capaci della leggendaria ingegneria italiana (Condotte) che realizzarono un progetto che fece storia: i templi di Abu Simbel e di Philae furono disassemblati, smontati, trasportati fuori dall'area di inondazione, e rimontati nelle stesse condizioni e orientamento in un luogo vicino, dove sono ancora oggi visitabili e rappresentano ancora una fra le più importanti mete turistiche del pianeta. La campagna costò decine di milioni di dollari negli anni ‘60, finanziata da circa 50 diversi Paesi. Questo progetto fece capire l'importanza della cooperazione internazionale per la conservazione del patrimonio culturale universale.

Certo un’inondazione programmata come quella di Assuan, se pur sempre provocata dall’uomo, è diversa dalle azioni dei disastri naturali o delle azioni distruttive volontarie che si stanno verificando oggi a mezzo secolo di distanza da questa prima opera e duole considerare che la comunità internazionale e l’Unesco ben poco abbiano potuto contro le distruzioni del patrimonio in Afghanistan, Syria e Iraq.

Giova ricordare che negli anni ‘60 si lanciarono campagne di documentazione fotografica, basate su principi fotogrammetrici, al fine di costituire un archivio documentale utile, si diceva all’epoca, per un’eventuale ricostruzione del monumento - ipotesi lontana - nel caso della sua perdita. Si portava ad esempio il campanile di San Marco a Venezia che dopo il crollo nei primi anni del secolo scorso, fu ricostruito, anche contrariamente a molti principi di etica del restauro, sull’onda emozionale della richiesta della popolazione.

In occasioni come quella si rimarcarono le reali necessità delle campagne di documentazione a tappeto, come quella che fu lanciata in Francia negli anni ’70 e ’80, arrivando a costruire un archivio d’immagini metriche e tridimensionali di tutto il Patrimonio monumentale.

In Italia le campagne di documentazione fotogrammetriche, più volte attivate, non sono ancora a oggi completate forse per mancanza di considerazione della loro importanza e carenza di conoscenza delle possibilità offerte dalle tecnologie.

Nel mondo finalmente si riconosce, da parte di tutti i conservatori e addetti al Patrimonio, l’importanza dei modelli 3D, che si possono realizzare ora con semplici tecnologie, sempre basate sui collaudati e affidabili principi fotogrammetrici. Tecnologie, le cui basi, dovrebbero essere inserite nel corpo della base scolastica teorico-pratica già nella formazione secondaria. 

Lo sguardo dal satellite, rivolto al mondo intero, dall’alto con le tecnologie che ci consentono di vedere ben oltre il visibile umano, ci consente non solo di vedere quali distruzioni siano state operate dall’uomo, come nel caso di Mosul in Iraq, ma di scoprire e documentare quei luoghi patrimonio dell’umanità che devono essere tutelati per trasmetterli come noi li abbiamo ricevuti alle generazioni che verranno.

 

E’ prevista la partecipazione dei seguenti relatori:

-       Lynda Albertson, presidente ARCA Association for Research into Crimes against Art

-       Rosa Lasaponara, ricercatrice CNR per l’archeologia dallo spazio

-       Antonio Giammarusti, architetto esperto Patrimonio e professionista incaricato dalla Cooperazione Italiana per lo spostamento dell’isola di Philae in Egitto 

 

Parteciperanno le seguenti istituzioni:

-       AICS, la nuova Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, sul tema degli interventi italiani per il Patrimonio nel mondo

-       MIBACT, lo stato attuale della proposta del ministro Franceschini per un corpo di Caschi Blu dell’ONU per proteggere i monumenti archeologici dall’Isis

-       ICCROM, sulle attuali azioni per la difesa e conservazione del patrimonio architettonico mondiale

-       ITALIA NOSTRA, sulle azioni attuali per l’insegnamento delle tecnologie a difesa del Patrimonio nella scuola secondaria

e altre istituzioni come l’ACCADEMIA D’EGITTO, i CARABINIERI NUCLEO STORICO-ARTISTICO, il POLITECNICO di Milano, la SAPIENZA di Roma, che stanno definendo i loro interventi.